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Nüshu: la scrittura segreta delle donne cinesi

Ci sono storie che, quando le scopri, ti restano dentro. E tra queste lo è in particolare una: la scrittura segreta delle donne cinesi: il Nüshu. 

Il Nüshu, non rappresenta solo la lingua antica o una delle curiosità sulla cultura cinese, ma rappresenta la storia di come un gruppo di donne abbia trovato il modo di comunicare, consolarsi in una società che le voleva silenziose.

Quando si parla di Nüshu, infatti, si parla della cosiddetta scrittura delle donne, un linguaggio nato nella contea di Jiangyong, nella provincia dello Hunan, nella Cina meridionale. Una scrittura quindi usata esclusivamente dalle donne, creata per dare forma ai loro pensieri, ai loro dolori, alla loro quotidianità e a quella solidarietà femminile che, in un contesto così rigido, diventava una vera ancora di salvezza.

In questo articolo approfondiamo cos’è il Nüshu, perché è così importante, come nasce e perché ancora oggi questa scrittura segreta continua a essere così importante per la storia e la cultura delle donne.

Cos’è il Nüshu

Che cos’è il nüshu? Il termine Nüshu significa letteralmente “scrittura delle donne”. Era una scritta unica al mondo sviluppata proprio dalle donne che vivevano nei villaggi della contea di Jiangyong, nello Hunan. Denominata come una scrittura segreta e quasi misteriosa dagli uomini, perché in realtà per loro era nascosta. 

In una società in cui gli uomini studiavano e di conseguenza non le davano così peso e per loro era degno di attenzione, non si interessavano a quei segni sottili che le donne usavano invece tra di loro.

Pertanto, questo ha rappresentato il punto più forte della sua storia, il Nüshu non è mai stato ritenuto come un gesto di provocazione per gli uomini, ma bensì come uno spazio in cui le donne cinesi potevano usare questa espressione per comunicare dal momento che veniva concesso a loro davvero poco. 

Rispetto alla scrittura cinese tradizionale, che è logografica, il Nüshu è una scrittura sillabica e fonetica. I suoi caratteri interpretavano i suoni delle parole, non i significati come avviene nella scrittura cinese. Tuttavia, proprio per questo era più facile da imparare, soprattutto per le donne che in gran parte dei casi, non avevano e potevano avere un’istruzione scolastica.


Dove e quando nasce il Nüshu

Le origini del Nüshu risalgono a circa due o tre secoli fa, nel sud della Cina, in un contesto sociale in cui le donne ricevevano regole molto rigide e spesso rimanevano a casa sole e dipendenti dagli uomini di famiglia. 

Il Nüshu, la scrittura “segreta” si sviluppò in alcuni villaggi della contea di Jiangyong, nello Hunan, e fu tramandata tra madri e figlie, sorelle, amiche e “sorelle giurate”. Era la comune lingua utilizzata quotidianamente, ma anche dell’intimità. Veniva scritta su carta, stoffa, ventagli, cinture, fazzoletti, abiti e piccoli oggetti ricamati a mano.

Ad oggi, il Nüshu non è solo una lingua comune, ma la lingua più importante della storia delle donne per resistere al suo peso e per creare legami femminili fortissimi all’interno di quella realtà.

Perché le donne crearono il Nüshu

Come già accennato poco fa, per capire davvero perché le donne crearono il Nüshu, bisogna fare un salto indietro nel momento in cui è nato. Nella Cina imperiale, molte donne purtroppo non potevano andare a scuola e venivano considerate solo di proprietà della famiglia di origine e poi del marito. Quindi già da quando erano solo figlie dovevano obbedire al padre, poi da mogli al marito, e da vedove al figlio maschio. Questo principio delle cosiddette “tre obbedienze”, spiegava bene l’idea della loro condizione in cui vivevano.

Così come i matrimoni spesso erano combinati. Le ragazze quelle più giovani venivano date in spose a sconosciuti e, una volta sposate, lasciavano il proprio villaggio per trasferirsi nella casa del marito. Peraltro questo significava separarsi dalla madre, dalle sorelle, dalle amiche e da tutto ciò che rappresentava casa per loro.

È proprio in questo frangente che il Nüshu diventa di vitale importanza. Era un modo per restare in contatto, per raccontarsi, per condividere il dolore, la nostalgia, la solitudine, ma anche condividere consigli, canzoni, poesie e raccontarsi storie. Ad oggi rappresenta una forma di sopravvivenza emotiva. 

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Nüshu: dolore, amicizia, solidarietà

La cosa che più attirava l’attenzione del Nüshu erano i contenuti che trasmettevano. I testi riguardavano i lamenti, le memorie, i gesti di solidarietà, le poesie e le canzoni, ma anche i racconti della vita domestica quotidiana. 

Uno degli esempi più importanti era il Libro del Terzo Giorno, considerato un testo della tradizione Nüshu. Veniva regalato alla sposa tre giorni dopo il matrimonio da parte delle donne del villaggio. Era un oggetto ricamato a mano, al cui interno venivano scritte poesie e canzoni pensate per aiutare a superare la solitudine della giovane moglie, appena separata dalla propria famiglia. Il Nüshu quindi non era solo un codice femminile per supportarsi e andare avanti, ma era un modo per stare vicino ad altre donne e dire che “non sei sola”, tanto che forse era proprio questa la forza più grande.

Un’altra cosa che devi sapere a proposito di questa storia del Nüshu è la cosiddetta sorellanza giurata. In pratica, alcune donne stringevano legami profondi con altre donne, chiamate in alcuni casi laotong, cioè delle vere e proprie “anime sorelle”. Questi rapporti potevano diventare ancora più forti di quelli matrimoniali, perché si basano sulla fiducia, sulla comprensione reciproca, sulla confidenza e sul sostegno emotivo. Il Nüshu era il modo con cui queste donne scrivevano anche quando vivevano lontane e questo filo continuava a tenerle unite. In un mondo in cui si imponeva di isolarle e separarle, questa scrittura aiutava loro a tenerle più vicine che mai. 

Tra le cose più “macabre” di questa storia riguarda il controllo che veniva esercitato sul corpo e sulla libertà delle donne. In alcuni paesi della Cina, le bambine subivano la fasciatura dei piedi fin da piccole, una pratica dolorosa e permanente. Per avere un buon matrimonio, l’unica cosa che contava per i mariti era quella di avere i piedi piccoli chiamati “fiori di loto”.  Pertanto, gran parte delle bambine crescevano già in un ambiente in cui le preparava a ricevere e dare obbedienza piuttosto che essere libere. Rinchiuse tra le mura di casa, private di istruzione e spesso della possibilità di muoversi liberamente, trovavano nella scrittura Nüshu una delle pochissime strade per esprimersi liberamente senza obbedire a qualcuno.

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Com’è fatta la scrittura Nüshu

La scrittura Nüshu è molto particolare. I suoi segni sono sottili, allungati, eleganti, quasi filiformi. I caratteri sono composti da punti, linee, archi e piccole curve. Rispetto alla scrittura cinese tradizionale, appaiono più delicati e slanciati.

In passato si scriveva utilizzando colonne verticali da destra a sinistra, mentre oggi può essere scritto anche in orizzontale. Anche se non era ritenuta una scrittura utile, era bella da vedere perchè l’eleganza del tratto era molto funzionale. I caratteri erano circa 600-700, quindi meno complessi rispetto alla scrittura cinese tradizionale, che è molto più ampia.

Perché il Nüshu è unico al mondo

Il Nüshu è spesso considerato l’unica scrittura al mondo inventata e utilizzata esclusivamente dalle donne. Già questo lo rendeva unico e molto importante dal punto di vista culturale, ma c’era molto di più. Non è speciale solo perché raro, ma perché è stato un modo utile e concreto per le donne di esprimersi in una società che non dava loro spazio. Non avendo il diritto di partecipare alla vita pubblica, sono riuscite comunque a crearsi uno spazio tutto loro attraverso la scrittura, tanto che rende il Nüshu così importante e significativo.

Il rischio di estinzione del Nüshu

Grazie al cambiamento della società cinese, con l’accesso all’istruzione per donne e ragazze, e la fine di molte delle condizioni che avevano reso necessaria questa scrittura, questa “tradizione” è diminuita nel tempo, anche se nella contea di Jiangyong viene ancora praticato in chiave culturale, e viene studiato e valorizzato da ricercatori, artiste e istituzioni.

Già a partire dagli anni Sessanta del Novecento il Nüshu cominciò ad andare in disuso. La Rivoluzione culturale, i cambiamenti politici e sociali, e il divieto di pratiche come la fasciatura dei piedi modificarono profondamente il ruolo delle donne nella società. Da un lato questo fu un una cosa bella, dall’altro fece venire meno il contesto che aveva tenuto viva questa scrittura. Le donne che conoscevano questa scrittura sono quasi tutte scomparse. Una delle ultime figure simboliche è stata Yang Huanyi, considerata l’ultima donna capace di scrivere correntemente in Nüshu, morta nel 2004.

Oggi il Nüshu è considerato una lingua e una pratica culturale a rischio, e proprio per questo la sua conservazione è diventata fondamentale. Dal 2017 il Nüshu è stato inserito nello standard Unicode, un passaggio importante perché permette di conservarlo e utilizzarlo anche in formato digitale. Questo significa dare a una scrittura così fragile una possibilità concreta di continuare a esistere.

Oggi il Nüshu viene valorizzato attraverso mostre, libri, laboratori e progetti contemporanei: non è più solo una testimonianza del passato, ma anche un modo per interpretare il presente.

Il significato del Nüshu per le donne di oggi? Una frase che colpisce molto dice:
“Tutte le donne del mondo sono sorelle della stessa famiglia.” È difficile leggerla senza fermarsi un attimo. Il Nüshu, infatti, non racconta solo la storia di alcune donne cinesi del passato, ma parla di legami, identità e del bisogno di essere ascoltate.

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